A partire dal 1 gennaio 2011 sarà attivo il divieto di produrre ed utilizzare le buste di plastica non biodegradabili, che in questi ultimi decenni sono state il simbolo più immediato dello shopping, ma anche dell’inquinamento. Un provvedimento contenuto originariamente nella finanziaria del 2007, in attuazione alla direttiva europea 94/62/CE. Gli italiani, sono tra i primi consumatori di sacchetti di plastica in Europa, con un utilizzo medio annuale pro capite di circa 300 buste, per un totale di circa 25 miliardi di pezzi.
Nei più grandi centri commerciali già da tempo sono state messe a disposizione dei consumatori le buste riutilizzabili, più capienti e resistenti, mentre le buste di plastica sono state sostituite da quelle completamente biodegradabili. La motivazione principale di tale divieto è l’inquinamento: per smaltire una singola busta di plastica, all’ambiente occorrono in media 2 secoli e per produrne 200mila tonnellate devono essere bruciate circa 430mila tonnellate di petrolio. Nemmeno il riciclo può essere d’aiuto visto che in termini economici riciclare 1 tonnellata di sacchetti costa sui 4.000 dollari, ovvero 100 volte più che produrli.
Fonte: UPnews